Claber

Claber news&eventi

il mito e il paesaggio.
Lakota Sioux:

 


Edward Curtis (1868 – 1952)
An Oasis in the Badlands (The North American Indian; v.03), 1905

UN FIUME DI IMMAGINI NELLA MEMORIA E NELLA NATURA

’I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli… dovete provare per i fiumi lo stesso affetto che provereste nei confronti di un fratello.’

Questa frase è tratta da un documento famoso: la risposta del capo ’Seattle’ al ’grande capo bianco’ di Washington, che offriva di acquistare una parte del territorio indiano per realizzarvi una riserva. Il discorso del pellerossa, che dovette risultare incomprensibile ai bianchi dell’epoca, oggi ci comunica invece un messaggio immediato e profondo: il valore inestimabile della Natura.

’Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre.’ dice ancora il capo indiano: il fiume non è solo acqua ma anche memoria, amore e sacralità, il suo scorrere eterno rappresenta il senso di ogni vita e quello dell’intero universo.

 

Conscia del legame profondo e significativo che legava i pellirossa con l’acqua, Claber ha accettato con entusiasmo di sponsorizzare a una recente iniziativa culturale: la mostra Lakota Sioux: il mito e il paesaggio, a cura di Alex Pezzati e Walter Liva. Si tratta di un’affascinante rassegna di fotografie scattate nella seconda metà dell’800, appartenenti all’Università di Filadelfia e giunte in Italia grazie alla Claber, al Craf di Spilimbergo e al Castello Sforzesco di Milano.

 

Dopo essere stata presentata a Reggio Emilia l’esposizione è approdata a Pordenone, presso la sezione antropologica del Museo Civico: oltre alle fotografie originali, la mostra raccoglie anche numerosi materiali della vita quotidiana dei Sioux, di proprietà del Museo di Reggio. Le immagini della mostra sono state inoltre raccolte in un bellissimo volume, realizzate da Dreossi Editore.

 

Un’occasione per conoscere da vicino la realtà di questo popolo, oltre i luoghi comuni cinematografici, e per riflettere sulle radici profonde che ci legano con la natura, al di là del tempo e delle differenze culturali: insieme a Claber.